L’estate sta per chiudersi, questione di giorni e poi ci avvieremo verso la fase di raccolta tra ottobre e dicembre, che è solo l’ultimo capitolo di un tragitto per nulla facile e lineare. 🎢
Prima di quel momento, il produttore di olio attraversa un percorso a ostacoli 🏇 , dove ogni decisione può fare la differenza tra un olio eccellente e una stagione da dimenticare.
Un nemico tra gli uliveti
Durante i mesi estivi, il produttore non si rilassa all’ombra delle sue piante. Sa che l’estate è la stagione più critica per chi produce olio.
E’ vigile, perché c’è un pericolo in agguato: un insetto piccolo apparentemente innocuo, che può provocare un danno enorme: rovinare il lavoro di dodici mesi.
🪰 Si tratta della mosca olearia (Bactrocera oleae), il nemico numero uno delle olive 🫒.
Sembra un dettaglio, ma non lo è ed è importante per noi far sapere quanto sia fragile la strada che porta all’olio.
La mosca olearia cerca di attaccare le olive, provocando:
- cascola precoce dei frutti (cioè la caduta prematura)
- danni alla qualità dell’olio (acidità o difetti sensoriali)
- perdita economica, anche del 100% del raccolto, nelle annate peggiori
Il problema è aggravato dal clima. Con stress climatico, inverni troppo miti e imprevedibilità stagionale, la mosca olearia prolifera e può compromettere l’intero raccolto.
Prima della raccolta: un percorso a ostacoli
Per noi produttori di olio tutto questo significa:
- Monitoraggi continui con trappole e rilievi visivi 🔍
- Scelte difficili nei trattamenti fitosanitari più efficaci ma ecologici 🤔
- Stress e ansia, perché tutto ciò che si è investito nei mesi precedenti può andare rovinato. 😰
È una sfida che richiede competenza ed esperienza per prevenire, attenzione e nervi saldi, per agire tempestivamente in caso di attacco.
La battaglia invisibile tra le fronde degli ulivi
La mosca olearia non è solo un insetto: è l’incubo di chi lavora tutto l’anno per portare qualità sulle tavole.
E’ una battaglia invisibile per proteggere un frutto prezioso e a noi preme avvicinare maggiormente le persone al nostro lavoro, anche se non sono qui in campagna con noi e non conoscono il settore.
Quando si assaggia un buon olio, raramente si pensa alle difficoltà che si incontrano per ottenere quel risultato, eppure possiamo assicurare che dietro a ogni bottiglia di olio c’è una storia di dedizione, rischio e resilienza.

Claudia Zucca
Web Content Creator

Sono Matteo Marconi, la mia è una famiglia di agricoltori.
Sono cresciuto in un contesto di azienda agricola e mi sono addentrato sempre più in questo mondo fatto di cura e rispetto per la natura, cominciando fin dall’adolescenza a seguire le orme di mio padre, con i primi lavori in campagna.
La mia giornata? Sveglia all’alba per sfalciare l’erba negli oliveti e controllo attento delle mie piante che tratto con Spintor Fly, un insetticida biologico.
C’è poi la fase più faticosa ma anche la più attesa dell’anno: la raccolta delle olive in autunno, per ottenere l’olio extra vergine d’oliva di qualità superiore che produco e imbottiglio. In base al periodo dell’anno, mi occupo anche del fieno per i miei animali.
Sono giovane, ma totalmente coinvolto nelle attività dell’azienda di famiglia e il nome dell’olio che produco con passione (e orgoglio) ne è chiara dimostrazione: Azienda Agricola Marconi Matteo. Nel logo c’è solo la lettera M, iniziale del mio nome e del mio cognome, non per manie di protagonismo, ma perché ci metto davvero tutto Me stesso.